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Smantellato dai carabinieri un giro di prostituzione con base a Caltagirone, 4 arresti

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Smantellata dai carabinieri un’organizzazione criminale che reclutava donne provenienti dal Sud America, per lo più dalla Colombia, per farle prostituire in diverse città siciliane.

Sono 9 in totale le misure cautelari (2 in carcere, 2 ai domiciliari e 5 obblighi di presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria) emesse dal gip del tribunale di Caltagirone su richiesta della locale procura ed eseguite dai carabinieri di Caltagirone con il supporto delle Compagnie di Agrigento, Catania, Milazzo e Patti. Gli indagati sono accusati a vario titolo di associazione a delinquere, favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione. Oltre agli arresti sono stati sequestrati due immobili nel centro di Caltagirone, adibiti a vere e proprie “case di prostituzione”.

I militari hanno ricostruito le modalità organizzative con cui gli indagati avrebbero curato a 360 gradi tutti gli aspetti funzionali allo svolgimento dell’attività di prostituzione, dal supporto di carattere logistico al marketing sui siti online. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, a capo dell’associazione c'erano due donne colombiane che avrebbero fatto giungere le prostitute, per lo più connazionale di età compresa tra i 25 e i 40 anni, all’aeroporto di Catania, dove venivano prelevate da complici e condotte in due appartamenti nel centro di Caltagirone, due vere e proprie “case d’appuntamento” messe a disposizione dai proprietari.

Qui le vittime, secondo un rodato sistema di rotazione, sarebbero rimaste solamente una settimana, spostandosi poi verso altre città siciliane tra cui Messina, Trapani, Palermo e Agrigento, sia per garantire alla clientela un frequente turn-over che per evitare le attenzioni delle forze dell’ordine.

Durante la loro permanenza nel calatino, le due organizzatrici gestivano tutte le quotidiane e basilari necessità delle prostitute, accompagnandole presso negozi o agenzie di spedizioni ed effettuando loro ricariche telefoniche e pagamento di bollette, il tutto dietro compenso. Oltre al pagamento di tali servizi, le donne sarebbero state costrette sia a cedere parte dei ricavi che a versare giornalmente all’organizzazione una quota, che si attestava tra i 50 e i 100 euro e che sarebbe servita anche da “canone” per l’alloggiamento.

Le indagini, condotte in un lasso temporale di circa 7 mesi, avrebbero consentito di accertare un grande flusso di clientela, a riprova dell’ampia conoscenza in città della presenza delle due “case di appuntamenti”.

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Questo è un articolo pubblicato il 09-04-2024 alle 18:00 sul giornale del 10 aprile 2024 - 12 letture






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